mercoledì, 03 settembre 2008
Mi dispiace di scrivere solo ora due righe e anche velocemente.
Sono tornato in Italia, che non ricordavo così triste e sporca nonché con un clima subtropicale. Se a Vancouver non ho avuto mai un attacco di homesick, come la chiamano loro, qui sono in piena fase di rimpianto per il Canada.

Sarà ritrovare la casa completamente coperta di polvere e il giardino ridotto a una giungla invalicabile. Sarà la stanchezza per il jet lang. Sarà forse un bello scherzetto che mi hanno giocato al lavoro (probabilmente tra oggi e domani dovrò fare ore ed ore di straordinari... possibile che se manco io vada tutto a rotoli?).

In ogni caso il soggiorno è stato un successo, ho superato (purtroppo non brillantemente) tutti gli esami. Ma non è finita qui. Nel blog manca ancora la descrizione degli avvenimenti dell'ultima settimana (ok, niente di imperdibile, è stata un po' sottotono) e alcune considerazioni sulla vita canadese. Quindi rimanete sintonizzati, per qualche settimana il blog vivrà ancora.
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giovedì, 28 agosto 2008
Scusate l'assenza di post. Sono in crisi per gli esami di fine corso: un sacco di cose da studiare e così poco tempo! Inoltre devo comprare una tonnellata di souvenir, salutare non so come un sacco di persone... non ce la farò mai. -_-;;;

In ogni caso mi segno su in taccuino gli avvenimenti principali della giornata, sperodi poter ricostruire in seguito.
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martedì, 26 agosto 2008
Questo è un po' la seconda parte del post precedente. Visto la curiosità che ha suscitato la mia descrizione del cibo locale (ho ricevuto diverse email) ho fotografato parte della dispensa della mia host-mama. La galleria con le immagini si trova su Flickr.
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sabato, 23 agosto 2008
Ecco, non voglio fare il solito italiano sborone, ma qui bisogna essere obiettivi. Van è una città meravigliosa ma come tutti i posti nel mondo ha i suoi punti di forza e le sue debolezze.
Diciamo subito che qui la cucina non è proprio il massimo.
Mi spiego meglio. In giro ci sono migliaia di ristoranti e sono molto buoni. Essendo una società mutietnica che tende a valorizzare le diverse culture anziché assimilarle (grande differenza rispetto gli Usa), qui si può assaggiare la cucina di ogni cultura esistente sulla terra quasi nella sua "purezza" e non una variante sbavata adattata al gusto generale. Ho già raccontato del buonissimo ristorante indiano di Commercial Dr. così come del ristorante brasiliano.

Il problema è che questo melting pop culinario ha confuso un po' la testa degli autoctoni, così la cucina di ogni giorno, quella in famiglia, è un po' un polpettone di un sacco di cucine diverse... per carità, i gusti possono piacere oppure no, ma trovo difficile mangiare carne BBQ con salsa agrodolce taiwanese insieme ai nachos con cheddar e guacamole.

A scuola, durante la pausa pranzo, noi studenti ci raccogliamo nella sala principale (vedi foto su Flickr) e spacchettiamo il nostro pranzo preparato dalle famiglie che ci ospitano. Ho visto cose che mi hanno bloccato lo stomaco...
Una ragazza venezuelana, S., stava mangiando tranquillamente due cosce di pollo fritto (KFC) con due fette di pizza al salamino.
Il mio povero amico K., giapponese, oggi stava cercando di mandare giù un sandwich con cheddar, mayonese e prosciutto cotto. Niente di strano, direte voi, peccato che il pane era pane brioche al cioccolato, dolcissimo. Solo ad annusarlo mi veniva la nausea. Coraggio, K., oggi è il tuo ultimo giorno di scuola, nel weekend torni in Giappone!
Ecco, qui ci sono delle famiglie che ospitano ragazzi orientali e non preparano MAI ma proprio MAI riso per la colazione. Insomma, è l'equivalente nostro di come cominciare la giornata senza caffè.
Personalmente mi considero MOLTO ma MOLTO fortunato ad essere ospitato dalla signora Pauline, che è una bravissima cuoca nonché una persona molto sensibile: ha conosciuto tantissimi studenti e quindi sa benissimo calibrare cucina locale, che stimola la curiosità di chiunque intraprende un viaggio, con qualche cibo "coccola" per sopportare l'inevitabile homesick che ogni tanto ti attanaglia. Così, appena arrivato, ha subito tirato fuori una moka, la Nutella e dei Ferrero Rocher :) La sua dispensa è miracolosa: ha prodotti da ogni parte del mondo, barattoli con etichette scritte in ogni lingua (Devo fare qualche foto!)... lei dice di essere preparata ad ospitare gente da ogni dove :))
Per Faisal, il ragazzo saudita, compra del pane tradizionale e cose arabe... che lui disdegna tranquillamente, preferendo bere birra come una spugna(0) e passere tutta la notte nei locali di downtown(1). Comunque i prodotti tradizionali arabi non sono molto diversi dai nostri, i vari tipi ddi pane sono molto buoni, quindi li uso per farmi dei sandwich.
Devo dire che in Italia non bevo mai il caffè della moka, né mi strafaccio di Nutella, ma qui sono una sorta di "ponte" con lo Stivale, quindi a volte una fetta di pane e Nutella me la faccio volentieri, mentre i Rocher li regalo ai miei compagni di corso. La signora Pauline, inoltre, ha una certa particolarità. Mi ha confidato che il suo primo marito era di origini italiane(2), nonché ottimo cuoco, quindi sa cucinare benissimo i nostri piatti. La settimana scorsa ha preparato un pasticcio (per i non veneti: una lasagna) stre-pi-to-so, con un ragù speziato alla cannella e foglie di spinacio fresco tra un strato di pasta e l'altro. Io mi sono fermato alla terza porzione perché lo stomaco chiedeva pietà, Faisal(3) se n'è sbafato da solo mezza teglia!

(0) comincio le note da zero perché è il voto che devo dare alla birra locale. Non sono un grande amante della birra ma qui è costosissima e poco più di acqua sporca. Comunque è sempre meglio di quella Usa.

(1)in fin dei conti lo capisco. mi ha spiegato che in Arabia Saudita non esistono i locali dove uomini e donne possono incontrarsi insieme, figurarsi i night club. per non parlare degli alcolici, impossibili da trovare.

(2) a dire il vero la questione mi ha incuriosito un po'... primo marito? vuol dire che ne ha avuto altri? e adesso dove sono se vive da sola? Però, insomma, mi sembrava di entrare in discorsi troppo intimi così non ho chiesto.

(3)Sì, sì, lo so, devo fare un post su Faisal... Prima o poi...
È proprio un personaggio interessante.
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venerdì, 22 agosto 2008
Come promesso da T., la co-inquilina di A., questa sera siamo andati in un locale dove si balla la salsa. Il locale in questione è l'Atlantic, in downtown. Dalle 9 alle 10 c'è pure lezione di salsa. Le ragazze sono entrate gratis grazie al pass gratuito che ogni donna può scaricare da internet e stampare. Per me è un po' diverso... T. è così gentile da regalarmi un ingresso omaggio per gli uomini tra quelli lasciati dal suo precedente coinquilino, un ragazzo messicano che lavorava nei club di downtown. Con non c'è anche N., amica giapponese di T. Invece A. viene solo per sedersi al tavolo e ubriacarsi guardandoci disgustata, visto che le sue testuali parole sono: "L'unico ballo di gruppo a cui partecipo è il pogo".
Cominciamo subito con la lezione: è complicatissima, a livello ultrasuperiore rispetto a quello a cui sono abituato (ragazzi, ho cominciato a imparare la salsa da solo 8 mesi!!!). Inoltre non dimentichiamo che la lezione era in inglese: ok, capivo quello che diceva, ma la spiegazione era infarcita di termini tecnici e riferimenti che non conoscevo. Ovviamente tutti in sala riuscivano a seguire l'insegnante e si muovevano in modo compatto, mentre indovinate qual era l'unica coppia fuori ritmo? Mi dispiace tanto per T., l'ho costretta a subire una figuraccia... -_-;

[pausa]
Nel frattempo A. si accascia sempre di più sul divano raggiungendo la posizione orizzontale. Ormai i suoi occhi hanno la stessa profondità del lago Togopogo: bellissimi e irragiungibili, frutto del coma etilico.
[fine pausa]

Poi per fortuna si sono aperte le danze, quindi ci si poteva buttare dentro, muoversi un po' a caso e divertirsi un po' (a caso). Hanno messo su tantissima salsa, diversi merengue, le bachata si potevano contare sulle dita di una mano. Poi mi hanno fatto veramente impazzire con un salsa-ton tremendo: partivano con la salsa, ad un certo punto buttavano in mezzo del reggaeton, poi tornavano di nuovo in salsa e così via... In pratica riuscivamo appena a fare un dille-che-no e poi dovevi mollarti e cominciare a dimenarti come un pazzo.
Ovviamente anche qui i maestri la fanno da padrone. T. ha cominciato a cantare a squarciagola le canzoni preferite, ha cominciato ad indicarmi alcuni rappresentati del mondo salsiero di Van: qui un maestro, là una ballerina bravissima, dietro di me il classico lumacone-polipone che importuna le donne... insomma sembrava di vedere M., la mia amica ballerina italiana in Italia!
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giovedì, 21 agosto 2008
Questa sera il sig. Galileo (1), la persona che mi ha organizzato il viaggio, ha invitato a cena i suoi "studenti", ovvero le persone che ha qua in questo momento e che ci ha procurato l'alloggio, la scuola, l'assicurazione sanitaria, ecc.
Oltre a me c'erano F.,  un ragazzo di Roma di 15 anni, G. e M. rispettivamente nipote e zio dalle parti di Belluno e infine P. ragazza di nascita genovese ma di famiglia milanese anche se ha passato buona parte della sua vita a Roma. In ogni caso parlando del più o del meno ho capito che è tutta gente che ha soldi o che ha famiglia straricca, insomma loro si sono presi una vacanza o hanno chiesto ai genitori di stare un anno all'estero, il sottoscritto per stare qui un mese ha buttato via i risparmi di due anni. Soprattutto P. che raccontava smaliziata come sta cercando di convincere il padre a mandarla tre mesi a San Diego, poi a Tijuana... Ma tant'è.
Abbiamo mangiato in una churrascaria in downtown, non ricordo esattamente dove, comunque una strada parallela a Georgia st., abbastanza in centro. Come al solito F., che è un ragazzino simpaticissimo ma che non ne combina una di buona, ha esagerato a mangiare e ha fatto una bella indigestione. Povero F.: il giorno prima ha finito il dentifricio e ha rubato quello della sua host mama, causando l'ira di quest'ultima, oggi ha preso l'ombrello della host mama (anche questo senza permesso) e l'ha perso da qualche parte, provocando un nuovo versamento di bile della povera donna. Ma come si fa?
In ogni caso dopo cena tutti a casa del sig. Galileo, una piccola ma curata casa a un piano più seminterrato (dove tra l'altro ha una meravigliosa cantina dove produce vino). Caffè (uno buono, finalmente: Illy Moka). Infine piccolo giro in macchina: siamo stati accompagnati nelle nostre rispettive case famiglia direttamente dal Sig. Galileo, ma prima ci ha fatto un giro per mostrarci la sua vecchia casa(2) che si trova ai confini del bosco, in un punto molto elevato di North Vancouver. Da lì si ha una vista mozzafiato dei grattacieli scintillanti di downtown che si riflettono sull'acqua della baia.

(1) attenzione, nome fittizio basato sul nome dell'agenzia che organizza viaggi studio che ha fondato
(2) si è trasferito più in basso perché la vecchia casa, così vicino al bosco, era visitata un giorno sì e l'altro pure da una ingente quantità di orsi bruni (black bear, come li chiamano qua)
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lunedì, 18 agosto 2008
Oggi mi sono svegliato tardi. Ho un sacco di compiti da fare per lunedì (la scuola a quasi trent'anni!!! ma come si fa?!?!? che tristezza -_-;) quindi mi sono preso la giornata per studiare. In realtà, preso da una mania di pulizia domenicale, mi sono rimboccato le maniche. Faisal è da qualche parte in gita per qualche giorno, meglio approfittare per pulire a fondo il bagno e la camera. La frenesia di pulizia ha contagiato anche la signora Pauline (la proprietaria della casa) che si è messa a svuotare e sistemare il garage. Ho utilizzato un aspirapolvere meraviglioso anche se buttava fuori circa il doppio della polvere che aspirava. Ho fatto un piccolo break di studio facendo una passeggiata lungo la Lonsdale, la strada principale che taglia in due North Vancouver, ricca di negozietti un po' squallidi. Ho finalmente preso un Bubble Tea. Ho preso un Milky Mint Chocolate Tea con Black Pearls. In pratica è un infuso di te alla menta fatto direttamente nel latte a cui è stato aggiunto il cacao in polvere e ghiaccio. Buono e dissetante anche se un po' troppo dolce, l'ideale per la giornata (oggi il sole brucia senza pietà). Le "perle" invece non mi sono piaciute per niente: palline gommose di tapioca, insapori, non riuscivo a masticarle né a lasciarle nel bicchiere (salivano automaticamente per la supercannuccia dal diametro di oltre un centimetro). Alla fine sono rimaste a galleggiare qualche ora nello stomaco, assolutamente indigeste. Penso che tornerò a prendere un altro Bubble Tea, ma stavolta senza bolle.
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lunedì, 18 agosto 2008


Questa mattina niente scuola. Sono andato con A. al Flea Market di Vancouver. Si tratta di un enorme capannone. Si trova poco fuori downtown, basta scendere alla stazione di "Main Street-Science World" e proseguire  a piedi per dieci minuti. L'ingresso costa 75 centesimi, poi si è liberi per girare per le 360 bancarelle gestite singolarmente dai venditori. Qui c'è il tipico ciarpame di ogni negozio dell'usato e lo stesso odore di vecchio e polvere che c'è nei mercatini o nelle cooperative in Italia. Con la differenza che qui i prezzi sono veramente da roba usata quasi da buttare e non come in Italia dove una vecchia sedia tarmata te le fanno pagare come se fosse un Luigi XVI.
Ho visto poltrone vecchie e un po' logore, ma pur sempre decenti, a 5 dollari. Poi ci sono un sacco di cose vecchie americane che quindi sono affascinanti perché da noi non si trovano. Palette esagonali degli scuolabus, pupazzi di scooby-doo e topolino, un sacco di materiale ottico (cannocchiali, macchine fotografiche, lenti, ecc), videogiochi dal primo NES (con tanto di collezioni di cartuccioni di giochi) al primo game boy (si, quello grande - e pesante - come un mattone) strumenti musicali e così via. Ho visto pure una tromba da valletto della corte inglese a 25 dollari (quelle lunghe lunghe con un stendardo sotto, ci sono in tutto i film con ambientazione medievale, avete presente?). C'erano anche banchi di servizi (calzolaio, accordatore e aggiustatore di strumenti musicali, ferramenta e così via) a prezzi ridicoli. Ero tentato per un cannocchiale inizio novecento, molto bello. Anche se un po' ammaccato l'ottica era molto buona e mi sembrava un buon acquisto per i concerti. Inoltre vista la mia titubanza il venditore si è affrettato ad abbassare il prezzo fino a 20 dollari. Alla fine, però, ho preso solo delle gocce di cristallo uguali a quelle del mio candelabro in camera da letto in Italia per rimpiazzare quelle rotte e mancanti.



Il pomeriggio lo abbiamo passato a Commercial Drive (conosciuta come The Drive dagli autoctoni). È una lunga strada, una via incredibile. Una volta era la "little italy" locale e di questo rimane traccia tra i caffè, i negozi di scarpe e qualche ristorante italiano (ovviamente il cibo è terribile). Ma negli ultimi 40 anni è cambiata tantissimo e ha subito la nuova ondata immigratoria da parte di tutto il mondo. Qui si concentrano i negozi di vestiti usati e le piccole botteghe che vendono vestiti nuovi ispirati agli anni 60 e 70. Ho visto cose... e a dei prezzi ridicoli.
i siamo fermati a mangiare in un ristorante indiano vegetariano buonissimo. Purtroppo ho sbagliato ad ordinare da bere e mi hanno portato una birra gigante. Ok, pazienza, colpa mia e del mio inglese sbilenco... bevo, fa anche caldo.... ero già mezzo ubriaco quando la cameriera è venuta a dirci qualcosa... mi sembrava che chiedesse se ci era piaciuto da mangiare e ho risposto sì con entusiasmo. A. ha strabuzzato gli occhi: ovviamente mi aveva chiesto se volevo un'altra birra! Così ho bevuto due birre giganti... ho fatto shopping ubriaco... non aggiungo altro!
Ma che bella via... negozi di frutta e verdura biologica che esponevano la merce all'esterno sotto a tende fatte da tessuti indiani (tanto per farvi capire i prezzi: un kilo di pomodori BIOLOGICO a 1,80 dollari cioè 1,20 euro), murales con arcobaleni e persone in festa, negozietti dell'usato e paccottiglia indiana, un sacco di ristoranti vegani, palestre yoga, librerie. Vicino al centro ricreativo "Britannia" le cabine telefoniche sono quelle rosse inglesi e i tombini delle fognature della 1st street sono state decorate da motivi floreali da un artigiano del ferro locale. Il tutto molto underground e un po' freak.
La concentrazione di barboni è più alta rispetto a downtown, ma almeno questi barboni sono "attivi": mentre a downtown si buttano ubriachi intralciando tutta la strada oppure chiedono l'elemosina mostrando arti amputati, qui suonano la chitarra cantando a squarciagola (stonatissimi, ovviamente) oppure ritagliano orribili oggetti col legno e li mettono in fila nel marciapiede. Insomma ti stanno simpatici e magari un loonie glielo lasci pure volentieri.
Ho preso un souvenir in in negozio bellissimo. Qui una recensione dei negozi vintage della via.

Foto di Commercial Drive e del Flea Market su mio account di Flickr.
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lunedì, 18 agosto 2008
Dopo scuola sono andato con Esther (la signora di Bolzano che si fermerà solo un paio di settimane qui a Van) e la sua housemate venezuelana a "Salsa by the Sea" la famosa manifestazione che avevo adocchiato qualche tempo fa. La premessa sembrava interessante: in riva al mare, tra le sei e le otto di sera, musica dal vivo, salsa, spiaggia, il tramonto sull'oceano... il tutto per 5 euro d'ingresso (più che altro un contributo per beneficenza) con tanto di bottiglia d'acqua in omaggio.

Delusione totale. Credevo che mettessero su un po' di musica e che le persone potessero ballare.... invece.... hanno trasformato la salsa in un ballo collettivo stile macarena! Ma come si fa a trasformare la salsa in un ballo lineare? Era pieno di vecchiette sbavose che ballavano fuori ritmo. A un certo punto la signora che dirigeva le danze ha ordinato: "alzate le mani e salutate"! Non capivo perché. Alla fine ho guardato avanti (verso la spiaggia). In quel momento stava passando una barca che faceva un giro della baia con un sacco di turisti a bordo. Quersti ultimi ci stavano fotografando e filmando. Mi sono sentito un fenomeno da barraccone. Che tristezza! Comunque ho passato un po' di tempo con Esther che mi ha raccontato un po' di cose di sé e della sua famiglia e poi alla fine mi sono divertito anche se hanno fatto di tutto tranne che suonare salsa. La vocalist di origine africana aveva una voce portentosa e all'inizio ha cantato una canzone tradizionale africana solo voce e tamburi che mi ha fatto accapponare la pelle dall'emozione.  Hanno messo su un po' di cha cha cha (che adoro anche se non lo so ballare) così almeno ho imparato il passo base per questa danza.
Abbiamo concluso la serata il un localino lì vicino con un paio di piatti improbabili: dei nachos con salsa chili ai fagioli fritti e del maki fritto in tempura.

T. (la coinquilina svizzera di A.) mi ha promesso che uno dei prossimi giorni mi porterà in un locale in centro stile balera dove si balla effettivamente salsa come da noi e non una versione annaccquata da villaggio turistico come in Salsa by the Sea. Speriamo.
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lunedì, 18 agosto 2008
Finita la scuola sono andato dritto a casa. Oggi sono completamente privo di energie. Per errore ho pure buttato via il pranzo (ovviamente PRIMA di mangiarlo).
Tristezza.
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